Da un lato il mare e dall’altro valli e alture, uno sguardo verso le terrazze panoramiche e un altro all’interno di castelli arroccati, e poi la tavola, con i prodotti della pesca ma anche dell’allevamento e dell’agricoltura. La parte nord-occidentale della Sardegna, ovvero il Sassarese o Logudoro Turritano, è da sempre un caleidoscopio di colori, suoni e sapori provenienti da tutto il Mediterraneo. Merito soprattutto della sua conformazione geografica, ma anche di un popolo che nei millenni ha saputo accogliere e mescolare i propri usi e costumi con quelli dei forestieri. Ancora oggi visitare da istranzos (stranieri) i luoghi del Sassarese significa diventare parte di una comunità dove i beni benius (benvenuti) non mancheranno di certo, accompagnati spesso da sinceri cumbidos (inviti a bere o mangiare qualcosa), soprattutto con pane, pecorino e un calice di buon vino.

Ricco di testimonianze preistoriche – sono un florido esempio Ossi con la sua necropoli dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità e Florinas con i suoi 30 nuraghi, 10 domus de janas e una Tomba dei Giganti -, questo territorio si caratterizza soprattutto per i monumenti di epoca medievale: in tutta la Sardegna non c’è una chiesa più maestosa e più spettacolare di Nostra Signora di Saccargia, nel territorio di Codrongianos, mentre uno dei borghi più autentici è Monteleone Rocca Doria, secondo paese più piccolo dell’isola, con i resti del castello e la cinta muraria.

Nell’entroterra domina una vegetazione florida e variegata, con fitti boschi, sorgenti e laghi, mentre le piazze dei paesi si colorano con le tinte accese degli abiti folk: patria di uno dei festival internazionali più famosi è Ittiri, dove le sonorità e i passi del ballo sardo si accostano a quelli di tutto il mondo, ancora una volta, in un abbraccio ideale fra popoli. Accade anche a Porto Torres per le musiche polifoniche, come omaggio al suo cittadino più illustre, Andrea Parodi.

È da qui che si parte, e a volte si ritorna. Porto Torres è infatti una delle porte di accesso più frequentate, dove l’inestimabile patrimonio storico ben si accosta al turismo balneare e alle moderne industrie chimiche e del commercio. E poi c’è Alghero, la più poliedrica di tutte: sarda e catalana, perla della movida ma bene ancorata alle sue tradizioni, apprezzata per il corallo e la cucina di mare ma famosissima anche per i suoi vini. In un pot-pourri che sa di salsedine, di macchia mediterranea e di sole tutto l’anno.