Se anche il sommo poeta Dante Alighieri la citò nella Divina Commedia, XXIII canto del Purgatorio, un motivo c’è: risiede nel profondo senso di appartenenza alle proprie radici che questo popolo ha da sempre manifestato e trasmesso. È la Barbagia di Ollolai, la più montuosa dell’intera Sardegna, definita così dai romani che apostrofarono come barbari i suoi abitanti, strenui difensori della propria terra, della propria lingua, dei riti e delle tradizioni, persino delle relazioni sociali. Barbari perché agguerriti, contro qualsiasi invasore, per difendere la propria cultura identitaria.
Così, ancora oggi, visitare i paesi alle pendici del Gennargentu significa tuffarsi in un presente che sa di passato o forse, più precisamente, di senza tempo: accade lungo i percorsi montuosi alla scoperta di domus de janas, nuraghi e boschi secolari come a Teti o Lodine, o nei borghi antichi come il più alto della Sardegna, Fonni, che con le sue case di scheggia e i suoi viottoli di pietra, sfida i venti e i fulmini (Grazia Deledda, Cenere). Oppure durante la partecipazione al carnevale tradizionale, come a Mamoiada, dove risuonano inquietanti e maestosi i campanacci di Mamuthones e Issohadores, o a Gavoi, al ritmo grave dei Tumbarinos. Anche a tavola la cucina proposta è quella di una volta, con materie prime d’eccellenza e preparazioni lente e accuratissime: il pecorino stagionato la fa da padrone, preceduto da primi elaborati come i ravioli di ricotta e arrosti di carne particolarmente succulenti, accompagnati dall’ottimo Cannonau che qui, più che altrove, non manca mai.
Persino le vie dei paesini, rigorosamente in ciottolato con le case in granito, narrano di un tempo sospeso fra il passato e il sempre, grazie anche ai murales – ad Austis ma non solo – che mostrano la vita agropastorale, i cestini intrecciati di asfodelo, le filigrane d’oro e i sontuosi abiti tradizionali usati ancora dalle vedove più anziane. Uno dei tessuti più caldi e pregiati è l’orbace, ottenuto con una particolare lavorazione della lana a piedi nudi: a Tiana fra le tante gualchiere presenti ce n’è una ancora in funzione, forse l’unica in tutta Europa. Perché il tempo logora, trasforma e sostituisce altrove, ma non qui.

